John Rambo: fate la guerra, non fate l'amore
Dimenticavo di dirvi che oggi al Posto delle Fragole ci sarà un ospite speciale! Tra le 19 e le 20 clicca qui per la diretta! Tra le altre cose anche i miei dj preferiti (dopo Marco Baldini, of course
) parleranno del filmaccio di cui sotto! 
C'è una mia amica che sostiene che la violenza estrema al cinema sia catartica. Insomma... forse avevo bisogno proprio di questa sboronata del vecchio Sylvester per riprendermi da una settimana un po' stressante. Fatto sta che ho rimandato ancora Il Petroliere e il premio Oscar Non è un paese per vecchi e sono andata a vedere solo John Rambo questo weekend. 
Un film così immondo non si vedeva dagli anni Ottanta. E noi che in quegli anni eravamo dei mostriciattoli in fasce ci sguazziamo anche oggi: sì, sguazziamo felici tra il fango e il sangue. Il nuovo equipaggiamento di Rambo con arco e freccie è molto affascinante, ma non temete: a un certo punto il nostro eroe avrà a disposizione armi da fuoco con una interminabile carica di proiettili. La violenza roboante, esagerata, inverosimile. Alcune scene sono quasi caricaturistiche: indimenticabile Stallone che strizza come un limone il collo di un birmano, finché non inizia a grondare il sangue dalla giugulare; oppure quello che viene sbudellato con un coltello, che cadendo si apre in due come un libro. È fantastico, ragazzi e... sì, ha ragione Filippo, è molto divertente!
Il tutto è assolutamente pretestuoso. Mentre con Rocky Balboa potevamo ancora vedere lo spessore del protagonista, qui Stallone/Rambo è spesso come un foglio di carta velina. La violenza è diventata una ragione di vita, ma anche l'unica realtà di un mondo dipinto con ingenue tinte fosche, in cui, infine, anche i portatori di pace si piegano alla legge del taglione.
Una noticina la merita il corpo ultra-muscoloso di Stallone: sempre più stallone e sempre meno umano, a quanto pare. Trovo che dovrebbe parlare con un medico.
Non capisco una cosa, però: se Sylvester Stallone in questa riedizione dei vecchi cult dei tempi che furono si prenda sul serio. Leggo che sta producendo un film sul grande Edgar Alan Poe, sono preoccupata - anche se in parte mi conforta sapere che il protagonista sarà Viggo Mortensen. Forse qualcuno dovrebbe fermarlo.
Riferimenti cinematografici:
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Sylvester Stallone, John Rambo, 2008
Titolo originale: Rambo, con Sylvester Stallone, Julie Benz, Paul Schultze. Durata: 90 minuti. Genere: action. Produzione: Usa/Germania, 2008. Distribuzione italiana: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia.
Sinteticamente:
trashissimo 6













Vi consiglio di leggere la recensione che segue ascoltando 
L'Eroe (Denis Quaid). Integerrimo, riflessi sempre pronti, al volante di un'utilitaria è meglio di Schumacher con la Ferrari. Ma soprattutto, è indistruttibile: capace di uscire dalle lamiere dell'auto accartocciata, manco fosse Terminator, e di cominciare a correre come un atleta doppato. Pronto davvero a tutto prima di salvare la sua principessa, e veniamo appunto...
Le riprese e il montaggio. Se vi siete lamentati per
6 e 1/2 extraUsa
Ci salva da un eccesso moralistico sull'importanza dell'identità e delle proprie scelte, la divertita regia di Sam Raimi. Il suo inconfondibile umorismo sadico regna sovrano nella pellicola, facendone un piatto sfizioso e leggero. Le debolezze di Peter Parker e la sua goffaggine sono esaltate con gusto. Il regista de
Spettacolari, ancora una volta, le piroette aeree dello Spiderman digitale, il film raggiunge un ottimo equilibrio tra effetti speciali e storia. Il risultato è un film divertente e intelligente, che racconta con un sorriso situazioni psicologiche comuni in occasioni straordinarie. Un film adatto a pubblici diversi: dai fan della Marvel ai profani del fumetto, dal ragazzino di dieci anni a una cinefila pasticciona come me.
divertente 8 e 1/2
Dopo aver ricevuto un altro D ieci e Lode dalla mia amica virtuale
Si ha l'impressione che Kitano abbia fatto un film in costume solo per prendersi il gusto di mescolare le carte poi osservare, sornione, il risultato. Sono rimasta affascinata da questo gioco di Kitano che prende la storia di un samurai e la plasma sui propri toni, Zatoichi è un film che va oltre il folklore nazionale, che asseconda il gusto occidentale e lo sposa con la poesia orientale, senza rischio di divorzi.
Chan-wook Park è un regista coreano di 44 anni - età in cui uno dei nostri sarebbe considerato un esordiente, ma non credo che funzioni così da quelle parti, visto che sono circa 15 anni che il buon uomo dirige e scrive un film dietro l'altro. Buon uomo per modo di dire. Diciamo che Chan-wonk ha una perversa ossessione per la vendetta. Diciamo pure che ha un talento da restarci secchi. E un'immaginazione degna del vostro peggior incubo.
lacerante, 9
















