giovedì, 13 marzo 2008

Persepolis: come m'incanto...

PersepolisIncastonata in una giornata densa di emozioni forti, la visione di Persepolis è stata una commovente piccola gioia. Una cioccolata calda di passioni, aromatizzata da delicate ironie. Una lama tagliente che ritaglia nel cuore cicatrici parzalmente rimarginate. Un quadro che mette a nudo il sangue delle vittime di una guerra e di un regime e la miseria di un Paese vicino e lontanissimo. Persepolis è un film d'animazione che ha un'anima pulsante.

Delizia per gli occhi nei grafismi vitali di Marjanne, che emanano un profumo di fiori. Linee che fluttuano leggere o che si stagliano nette. Bianco e nero che si incide negli occhi della mente che obbliga a seguire un certo respiro. Figure che sembrano persone reali.

Persepolis

No, non vi dirò niente sulla trama del film, non mi perderò nel dirvi che è tratto dalla graphic novel autobiografica della Satrapi, non farò commenti sulla brillante nonnina o sulle situazioni drammatiche, né sulle avventure di Marjanne in patria e in Austria. Persepolis è una piccola perla, un inno alla vita (e qui rubo le parole di Liley).

Qualcuno di passaggio ha scritto che non se ne può parlare male e come dargli torto? Riempiamo le sale quando ci sono film come questi, torniamo a vederlo una, due, tre volte come se fosse un rito di preghiera alle Muse - perché qui si fa baccano contro i distributori italiani, ma poi vai a vedere questo film e in sala ci sono meno di dieci persone. Ma allora Moccia ce lo meritiamo proprio...

Per inciso, tra Ratatouille e Persepolis io non avrei avuto dubbi sull'Oscar al miglior film d'animazione. Ma è chiaro che per l'Acedemy sarebbe stata una scelta troppo anticonvenzionale.

Riferimenti cinematografici:

  • Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi, Persepolis, 2008
    Titolo originale, Persepolis. Durata: 95 minuti. Genere: animazione. Produzione: Francia/Usa. Distribuzione italiana: Bim.

Sinteticamente:  9 emozionante

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lunedì, 10 marzo 2008

Cenerentola e gli 007 nani: quando l'ironia arriva al fondo del barile

Cenerentola e gli 007 naniNon mi capitava da un po' di trovarmi in una sala con una pletora di bambini schiamazzanti e mangiatori di pop corn accompagnati dai genitori. In effetti io e il mio accompagnatore eravamo gli unici a non avere prole a carico. Per fortuna.

Anche perché se fossi mamma non porterei il mio bambino a vedere una porcheria simile. L'ironia sul mondo delle fiabe tradizionali funzionava alla grande con Shrek (anche se il meccanismo comincia a cigolare con il terzo episodio), risultava un tantino claudicante in Come d'incanto ed è assolutamente vuota in questa Cenerentola e gli 007 nani (o Happily n'Ever After, che dir si voglia).

La grafica fa schifo. Mi avevano detto che questo film era stato realizzato in soli 15 mesi grazie a turni di lavoro night & day. Sarà... ma sarà pure che ci sono voluti 15 mesi perché la qualità sembra quella dei filmini che si vendono con i pacchi di merendine Kinder e Ferrero. L'aspetto narrativo è banale e frettoloso, non c'è traccia dello spessore dei personaggi che invece troviamo nella saga dell'orco verde, I protagonisti sembrano tagliati con l'accetta e manca qualsiasi guizzo di acume... devo aggiungere altro?

Questo film è una brutta dimostrazione del fatto che non basti cambiare un po' le carte in tavola e mettere in ridicolo alcune figure tradizionali, come quella del principe, per capovolgere la fiaba.

Piuttosto, rivedersi un tradizionalissimo classico Disney in dvd. E poi... io non ero mica tanto convinta di vedermi questo film, volevo vedere Persepolis, ecco!

Vabbè, consoliamoci al Posto delle Fragole, visto che stasera andrà in onda una puntata tutta dedicata alla sci-fi!  Slurp!

Riferimenti cinematografici:

  • Paul Bolger, Yvette Kaplan, Cenerentola e gli 007 nani, 2007
    Titolo originale, Happily N'Ever After, un film di . Durata: 87 minuti. Genere: animazione. Produzione: Usa/Germania, 2007. Distribuzione italiana: DNC Entertainment.

Sinteticamente: 5 e 1/2 fallito

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lunedì, 29 ottobre 2007

Ratatouille: piatto povero per la Pixar

RatatouilleLa Pixar ci aveva abituati sin troppo bene.

Una partenza all'avanguardia con Toy Story, una fantasiosa sinfonia di colori e avventura in A bug's life, una fiaba moderna e anticonvenzionle in Monster&Co, fino all'inarrivabile Alla ricerca di Nemo, un trionfo di abilità narrativa e di tecnica. [Gli Incredibili e Cars ancora mi mancano, quindi sospendo il giudizio]. Con Ratatouille mi sembra sia iniziata una parabola discendente - o forse, più semplicemente, è solo un film un po' meno riuscito. Avevo aspettative molto alte, anche per le recensioni entusiastiche sulla cine-blogosfera.

La storia di Remy, il topo chef, ha un intreccio complesso e sottotesti metaforici che vanno ben aldilà dell'arte culinaria. Quanto alla tecnica, credo che ormai non restiamo nemmeno più sbalorditi nel vedere quali progressi abbia fatto il digitale, semplicemente ci godiamo il realismo e la dinamicità del 3D. E poi... mi piacciono gli eroi che si allontanano da casa e scelgono di seguire le loro passioni invece che la famiglia - ehm non vi stupisce, eh?

E allora, cosa manca? I personaggi sono disegnati con acume, ma battute e situazioni divertenti non punteggiano come dovrebbero il film, sottraendo alla storia il suo potenziale ritmo. Anche il coinvolgimento emotivo risulta piuttosto appannato, con un protagonista spesso fuori fuoco. Le ottime idee non mancano, ma risultano disseminate in una struttura dispersiva. Insomma sono uscita dalla sala non proprio soddisfatta, ma...

... Ma sono stata colpita e affondata quando il critico gastronomico Anton Ego ha fatto un'autoriflessione molto intelligente sulla critica: ve la riporto tutta (ho trovato solo l'originale in inglese, per il momento, se volete ve la posso tradurre, ma non mi ricordo con precisione la traduzione originale).

In many ways, the work of a critic is easy. We risk very little yet enjoy a position over those who offer up their work and their selves to our judgment. We thrive on negative criticism, which is fun to write and to read. But the bitter truth we critics must face is that, in the grand scheme of things, the average piece of junk is more meaningful than our criticism designating it so. But there are times when a critic truly risks something, and that is in the discovery and defense of the new. Last night, I experienced something new, an extraordinary meal from a singularly unexpected source. To say that both the meal and its maker have challenged my preconceptions is a gross understatement. They have rocked me to my core. In the past, I have made no secret of my disdain for Chef Gusteau's famous motto: Anyone can cook. But I realize that only now do I truly understand what he meant. Not everyone can become a great artist, but a great artist can come from anywhere. It is difficult to imagine more humble origins than those of the genius now cooking at Gusteau's, who is, in this critic's opinion, nothing less than the finest chef in France. I will be returning to Gusteau's soon, hungry for more.

Credo che dovremmo riflettere tutti un po' su queste parole. Tutti noi piccoli scribacchini cinefili, prima di fare l'errore di ergerci su un piedistallo, e persino tutti i Critici (con la - C - maiuscola). Il critico distrugge ma non crea nulla, qualche volta riplasma, come voleva Wilde: per questo il critico dovrebbe avere rispetto, evitando di essere snob o troppo accademico. Essere solo un ponte tra l'arte e il pubblico, senza perdere di vista nessuno dei due poli e senza arroccarsi in un accademismo solipstistico. Non credete?

Riferimenti cinematografici:

  • Brad Bird, Ratatouille, 2007

Sinteticamente:  un po' piatto 7

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lunedì, 01 ottobre 2007

South Park VS I Simpson: ripetta la loro cazzo di superiorità!

South Park: il filmRagazzi, non vi ho abbandonati, dovevo solo fare l'ultimo esame della sessione e un colloquio di lavoro... quindi stasera visto che sono stanca, ma di ottimo umore, vi allieto con un argomento leggero leggero e frivolo come un pacchetto di pop-corn!

Con il film dei Simpson, si è tanto parlato di cartoni americani... io ho sempre preferito la serie dei Simpson a quella di South Park: era letteralmente amore a prima vista, preferivo i gialli a quei nanetti ciccioni. Poi qualcosa è cambiato: c'è voluto il film dei Simpson, perché, mio malgrado, dovessi ammettere la superiorità dei nanetti.

Il lungometraggio di South Park ha temi simili al film su Homer&Co (dovrei dire il contrario visto che il primo precede il secondo) e il genere di satira, lo sappiamo, è più o meno lo stesso. Allora come mai i Simpson sembrano all'improvviso buonisti, mentre in South Park persino sul lieto fine c'è l'ombra sghignazzante dell'ironia? I Simpson viaggiano sulla metafora politica: il problema viene posto sotto una cappa di vetro e poi eliminato. Il tutto è scialacquato nella storia di una famiglia che si ritrova unita nelle difficoltà. In South Park le metafore sono poche e gli indici sono puntati in modo evidente: il governo statunitense risponde in modo sproporzionato all'attacco canadese (perché gli Stati Uniti non si toccano) e la pena di morte è parte integrante della democrazia. Saddam viene scomodato dall'inferno per partecipare alla guerra. E la famiglia americana? Le madri hanno il cervello obnubilato dall'integralismo puritano. La censura si occupa della forma (parolacce) ma non della sostanza (violenza in tv). La società e la cultura del Paese più potente del mondo escono sminuzzate con cattiveria, come il corpo di una bella ragazza in un film splatter. Certo, non mancano speranza ed eroismo, ma il fatto che siano portati avanti dai bambini ne fa risplendere l'essenza utopistica.

E Kenny muore... ne vogliamo parlare? Finisce...

GROSSO SPOILER: interrompete la lettura se non l'avete visto!!!
(... in un paradiso di tettone alla Baywatch… ma muore!!)
Fine Spoiler.

Insomma, con mio grande disappunto devo dire che il film su South Park rispetto al Simpson Movie è più divertente, più velenoso nella satira, migliore dal punto di vista della costruzione narrativa. E voi che ne pensate?

Riferimenti cinematografici

  • Trey Parker, South Park: il film - più grosso, più lungo & tutto intero, 1999

Sinteticamente:  semplicemente: ROTFL 8

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lunedì, 17 settembre 2007

I Simpson - il film: attenti a quei cinque!

I Simpson - Il filmSi abbassano le luci, nella sala stracolma tutti aspettano solo Homer&Co. Dopo un numero interminabile di spot, pubblicità progresso e trailer, si sente lo squillo di tromba della 20th Century Fox, disturbato da una vocetta buffa – no, non è un bambino in sala. Poi appaiono loro, i Simpson al completo, che prendono posto davanti a uno schermo cinematografico. Con pigra sagacia Homer chiede che senso abbia pagare per vedere qualcosa che si potrebbe vedere stando comodamente a casa. Ottima osservazione: teniamola da parte.

Il film comincia sulle note soft-punk dei Green Day in versione yellow. Lisa trova l’amore in un giovane ecologista irlandese, Bart rimpiazza la carente figura paterna, Marge sopporta con pazienza la grossolanità di Homer, mentre la piccola Maggie scorazza in giardino. Tutto va bene, insomma… almeno finché il nonnino ha una potente crisi mistica con annessa preveggenza e Homer provoca un disastro ambientale di proporzioni bibliche, causando la rovina di Springfield. Ma c’è ancora tempo per rimettere tutto a posto, tra un po’ di satira politica e una bucolica notte romantica che fa il verso alla Disney. Sono la famiglia Simpson, in fondo.

Il film sui Simpson non è più scoppiettante delle puntate che avete visto in tv, non aggiunge niente alla serie, non ha effetti speciali: è una super-mega-puntatona, come quelle che andavano in televisione, ma lunga 87 minuti. È divertente, dissacrante, è la parodia dell’american way of life. Ma tutto questo è esattamente quello che vi aspettate. Volete ridere? Riderete dall’inizio alla fine, in una sala più che mai odorosa di pop-corn, ma ridereste anche comodamente seduti sul divano di casa, dopo l’uscita del dvd. Anzi, forse sul divano si ride meglio.

Naturalmente, andate a vederli se, come me, dopo la scuola non vedevate l’ora di arrivare a casa non per quello che c’era nel piatto, ma per quello che c’era in tivì!

Da antologia:

  • Lisa, sei una donna: puoi serbare rancore per sempre!

Riferimenti cinematografici

  • David Silverman, I Simpson - il film, 2007

Sinteticamente:  pazzoide da ridere 7 e 1/2

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