mercoledì, 27 febbraio 2008

Prospettive per un delitto: per la serie "solo nei film"

Prospettive di un delittoVi consiglio di leggere la recensione che segue ascoltando questo brano dei Gem Boy, oppure leggete la recensione e poi guardate il video... è lo stesso!

Brevissimamente, la trama. Un attentato sconvolge un vertice di pace internazionale a Salamanca, noi lo rivediamo da otto prospettive diverse per capirlo fino in fondo.

Un film d'azione Doc, che a tratti è così coatto da diventare involontariamente esilarante. L'esagerazione è il tono prevalente.
Prospettive di un delitto - Una scena del filmL'Eroe (Denis Quaid). Integerrimo, riflessi sempre pronti, al volante di un'utilitaria è meglio di Schumacher con la Ferrari. Ma soprattutto, è indistruttibile: capace di uscire dalle lamiere dell'auto accartocciata, manco fosse Terminator, e di cominciare a correre come un atleta doppato. Pronto davvero a tutto prima di salvare la sua principessa, e veniamo appunto...

Il Presidente. Rischia di essere ucciso e gli dicono: "Bombardiamo i capi di quest'operazione, in Marocco". E lui: "No, poveri marocchini, che c'entrano? E poi se non risponderemo con la violenza dimostreremo superiorità" Gli dicono che manderanno un sosia al suo posto: "Ma dai, proprio oggi. Non posso andare io?"*** Ma è il Presidente degli Stati Uniti o Papa Giovanni Paolo II?

Il Summit. Ma secondo voi... una bella piazza centrale in una città spagnola, circondata da manifestanti pacifisti e no-global è un luogo sicuro dove fare un vertice internazionale? No, ditemelo voi...
Prospettive di un delittoLe riprese e il montaggio. Se vi siete lamentati per Cloverfield beccatevi questo! Il montatore si è calato un paio di anfetamine prima di fare il suo lavoro. Se soffrite di mal di mare prendete una Xamamina prima di vedere questo film.

Rewind. Una, due, tre... otto prospettive. E ogni volta quel timer che riparte. Se ne ha abbastanza alla terza di sto gioco. E poi... è solo una mia opinione oppure i punti di vista non sono puri? Mi sembra che ci siano immagini ed elementi che i nostri protagonisti non dovrebbero vedere e/o conoscere. Il punto di vista è centrato su un personaggio, ma sempre ibrido.

Alice nel Paese delle Smeraviglie. Per tutto il film c'è questa cazzo di bambina che perde la mamma durante l'esplosione delle bombe e va a cercarla spaesata e piagnucolante (la mamma suddetta non le ha nemmeno insegnato a guardare a destra e a sinistra prima di attraversare). Pare che tutti cerchino di aiutarla (Whitaker ne fa una missione) finchè, addirittura [evidenzia col mouse perché è spoiler] i terribili teroristi privi di scrupoli, che hanno ammazzato centinaia di persone e che si sono pure ammazzati fra di loro, frenano alla vista della pupetta, facendo accappottare l'ambulanza e consentendo al Presidente di salvarsi... ma dai!

Il bello è che alla fine questo film non fa neppure tanto schifo, è passabile, a tratti persino divertente... Sti americani...

***Le citazioni sono fatte a caso, ma il senso è quello!

Riferimenti cinematografici:

  • Pete Travis, Prospettive di un delitto, 2007
    Titolo originale: Vantage Point, con Dennis Quaid, Forest Whitaker, Sigourney Weaver. Durata: 90 minuti. Genere: action. Produzione: Usa. Distribuzione italiana: Sony Pictures.

Sinteticamente:  6 e 1/2 extraUsa

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lunedì, 21 gennaio 2008

Future Film Pills

The Water HorseWater Horse: la leggenda degli abissi - l'ultima anteprima che ho visto al Future è la prima di cui vi voglio parlare. Un film favoloso e commovente: decisamente da non perdere - in Italia dovrebbe uscire a marzo, intanto potete dare un'occhiata al sito ufficiale. Il film di Jay Russel riprende la leggenda del mostro di Loch Ness: siamo negli anni della Seconda Guerra Mondiale e il piccolo Angus MacMorrow (Axel Etel) è un bambino solitario e curioso, che un giorno trova un uovo che dischiudendosi dà alla luce una strana creatura. È un cucciolo di drago marino, un animale mitologico destinato a essere l'unico essere della sua specie sul pianeta: la sua naturale solitudine, ha un parallelo in quella di Angus che ancora attende il padre morto in guerra. Il bambino si prende cura di lui, ma il loro legame è ben presto ostacolato dalla cieca violenza degli adulti. Al racconto del legame tra il bambino e il "mostro" si intreccia quello di una guerra che appare più irrazionale e insensata dei mostri leggendari.

The Water Horse

The Water Horse tocca con delicatezza temi importanti: la solitudine, l'amicizia, la guerra. Un racconto non solo per bambini: io mi sono immedesimata e, devo ammettere, qualche lacrimuccia ha fatto capolino dalle mie ciglia truccate. Jay Russel nel mescolare cruda realtà e magia ricorda lo stile di Guillermo del Toro, non solo nelle tematiche, ma anche nella fotografia (il che può solo essere una gran nota di merito). Per me, un bel 9.

Tekkonkinkreet - Soli contro tuttiTekkonkinkreet - Soli contro tutti. Black and White sono due bambini di strada, selvaggi, scattanti e imprendibili come gatti randagi. Due ragazzini così sono come due spine nel fianco per la yakuza. Ma la mafia giappondese non è il solo male che incombe su Treasure Town, dove sono approdati anche gli alieni. In un intreccio di fantastico e realistico, la storia di Michael Arias è un anime sui generis, un po' prolisso, piuttosto filosofico, eppure tecnicamente eccellente. Spettacolari certi momenti onirici e molto dark. Per me, appena un 6.

Alien Vs Predator 2Alien Vs Predator 2. Roar, sboom, boom, BOOOOOM, tatatatatatata, sbam, sta-ta, grrr (etc.) E io: zzzzzzzz. That's all folks!

Cinebloggers to the future. La tavola rotonda organizzata dal Conte non poteva che essere un luogo di domande aperte: sulle risposte c'è ancora molto da discutere. Avere un blog di cinema basta è fare critica? La blogosfera influenza i gusti dei cinefili? Come si determina l'autorevolezza di un (cine)blogger? Le ardue sentenze, ai posteri.

Ortone e il mondo dei chiOrtone e il mondlo dei chi. Dopo l'Era Glaciale, quelli della Blue Sky Studios ci portano in un modo minuscolo popolato da fantastiche creature. Dalla mente dell'amato scrittore per bambini Dr. Seuss (l'autore del soggetto de Il Grinch), una favola deliziosa che racconta di un grosso elefante che trova un mondo in un granello di polvere.

Il lavoro certosino attraverso il quale sono ricostruite le creature e gli scenari tridimensionali del film probabilmente non stupisce più nessuno, ma la storia promette ben altro che un'ottima resa tecnica. Una storia sull'incontro con il diverso, sul pregiudizio e sull'amore (inteso nel senso ampio del termine), che affascinerà i più piccoli. Per me, un bell'8.

E, last but not least, Bruce Sterling, lo scrittore cyberpunk che, invitato a parlare del futuro del cinema prospetta quattro scenari possibili:

  1. Low control, low technology: Bollywood (proliferano film a bassa tecnologia e c'è uno scarso livello di controllo).
  2. High control, low technology: Sarcozy's Europe (ci sono tasse su tutto, ma la tecnologia si mantiene a un livello basso).
  3. High control, high techonoly: 2018 come 1984 (il controllo è nelle mani nelle sole multinazionali).
  4. Low control, high tecnology: YouTube 3.0 (la tecnologia a basso costo è a disposizione di tutti, tutti sono registi, tutti scambiano liberamente contenuti).

I quattro futuri sono in realtà quattro aspetti compresenti nel cinema contemporaneo, ma certo il vecchio Bruce ha lanciato un ottimo spunto per riflettere.

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mercoledì, 31 ottobre 2007

I Vicerè: un'insana famiglia allargata

I viceréIeri ho visto in facoltà l’anteprima de I Viceré. Devo fare un piccolo sforzo per togliere Roberto Faenza dalla cornice universitaria e tornare a guardarlo come il regista di un film che mi ha molto commossa da bambina (Jona che visse nella balena) e di un altro che mi ha commossa alcuni anni fa (Prendimi l’anima). Solo liberandomi della mia opinione personale sulla persona, ho potuto indossare il mio sguardo critico.

I Viceré è tratto da uno scomodo romanzo di Federico De Roberto, snobbato dalla critica e dimenticato dalla cultura scolastica. È la saga familiare degli Uzeda, famiglia nobile siciliana di origine spagnola, fondata su rapporti di potere, odio, convenienza. Il film mostra con l’immediatezza delle immagini i temi difficili del libro: una Chiesa corrotta e oziosa, un potere politico basato sul trasformismo, un popolo italiano inconsapevole, una famiglia tradizionale dalla moralità discutibile.

Il film ha molti pregi: ottimi dialoghi (presi, a quanto pare, quasi letteralmente dal romanzo), costumi meravigliosi (non per niente la costumista è Milena Canonero, che ha appena vinto l’Oscar per Marie Antoinette), una fotografia curata nel dettaglio con riferimenti pittorici molto fini (non vi sfuggirà, per esempio, una citazione di questo quadro della scuola caravaggesca). Notevole la performance del siciliano Lando Buzzanca, Alessandro Preziosi se la cava, convince meno Cristiana Capotondi - che sotto il siciliano posticcio, conserva il suo accento romano. Certo, a volte, il film strizza un po’ troppo l’occhio al Visconti del Gattopardo, valicando la sottile linea tra citazionismo e mancanza di originalità.

Il punto più critico risulta la sceneggiatura che procede a onde corte, portata avanti da piccoli colpi di scena, senza che se ne possa scorgere la fine. Non c’è un climax e gli eventi più tragici non sono ben preparati. Tutti questi aspetti si possono spiegare col fatto che il lungometraggio erano stato concepito come una mini-serie di due puntate: le scelte narrative e ritmiche sono più televisive che cinematografiche.

Riferimenti cinematografici:

  • Roberto Faenza, I Vicerè, 2007

Sinteticamente:  in bilico tra tv e cinema 7

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mercoledì, 24 ottobre 2007

Le tre madri di Dario alla Notte d'Argento

Buongiorno, vi scrivo dal lavoro e mi sto ancora riprendendo dalla maratona della Notte d'Argento. Tre Festa Internazionale del Cinema di Romamadri, sei ore di spettacolo, quattro ore di sonno. Ed eccoci qua.

Un po' di storia prima di recensire La Terza Madre del re italiano dell'horror. Attorno ai film di Dario Argento, girano spesso voci - non smentite - sulla loro derivazione onirica. Così anche la trilogia Suspiria (1977) - Inferno (1981) - La terza madre (2007) si dice derivi dal suo incubo peggiore, anche se è rilevante l'ispirazione letteraria da Suspiria De Profundis di Thomas De Quincey (OT: un autore controcorrente per l'epoca in cui visse e molto affascinante, sue anche le "Confessioni di un mangiatore d'oppio": se vi capita...). Una trilogia durata trent'anni e ripercorsa in una lunga notte. Vi lascio le mie impressioni sui primi due film, prima di concentrarmi sull'ultimo.

SuspiriaSuspiria (1977)
Era l'unico che avessi già visto, eppure ha sortito il suo orrido effetto - voglio dire che una o due volte ho fatto un balzetto sul sedile (scomodissimo, per inciso). Suspiria (la mater suspiriarum) è ambientata in una inquietante scuola di ballo tedesca: mescolando magia nera e suspence rappresenta il fallimento del razionalismo di fronte alle scienze occulte. Agghiaccianti le morti - e molto sadico il pubblico di aficionados di Dario Argento, che faceva scoppiare l'applauso non appena scorreva del sangue. Personalmente ho apprezzato molto la scena della disperata morte del cieco, nel suo vuoto di sensi in uno spazio deserto, con le musiche forti che ne evidenziano il senso di smarrimento e terrore.

Giocato sulle atmosfere cupe, su una fotografia che privilegia luci inquietanti e il continuo richiamo al rosso sanguigno, il film prende costruisce la paura attorno alle musiche dei Goblin - sparate a un volume altissimo nei momenti di maggiore suspense. Soffre un po' dei limiti del trucco e degli effetti speciali anni '70: sangue denso come vernice, tagli di plastica sfregiano i protagonisti - ma, in effetti, nonostante il progredire delle tecniche, Dario Argento sembra avere un debole per questo tipo di effetti. Piccola nota dolente: il restauro ha tolto un po' di smalto alla pellicola, rispetto a come l'avevo vista anni fa.

InfernoInferno (1981)
Un film che si ricollega al primo svelandone il significato all'interno di un disegno più ampio. Molti riferimenti occultistici e letterari, il secondo film della trilogia è più raffinato del primo: meno giocato sul sangue e più psicologico. Attorno alla seconda madre, la mater tenebrarum, Dario Argento gira un film claustrofobico, con una trama complessa che ruota intorno alla dicotomia tra curiosità e tabù del male. Interessante la fotografia e, anche qui, la colonna sonora fa la sua parte.

La terza madreLa terza madre (2007)
Deludente. Una di quelle opere che metto nel catalogo delle occasioni sprecate. L'ultima pellicola di Dario Argento, è, ahimè, un coacervo di difetti. Poche, invece, le trovate realmente buone.

Il film è costruito intorno all'eroina (Asia Argento), figlia di una (defunta) strega bianca, che la guida nella scoperta dei suoi "doni" e la prepara ad affrontare la terza madre, la più giovane e la più crudele: la mater lacrimarum. Il soggetto, purtroppo, è sprecato: la sceneggiatura lo usa benino all'inizio, poi si perde in un inconsinsistente splatter senza molto spessore. La fotografia, se si esclude qualche sequenza particolarmente efficace, è quasi televisiva: primi piani e campi e controcampi da fiction si contrappongono alle scene d'orrore. Pesa su questa impressione anche un utilizzo di Roma molto limitato che non ne sfrutta appieno le atmosfere: la seconda caduta della città risulta alquanto blanda. Non c'è suspense, non c'è thrilling c'è solo una violenza nonsense, schifosa più che paurosa (Dario Argento, cade nella trappola dello splatter nudo e crudo). Come se non bastasse l'interpretazione e il doppiaggio sono spessa inadatti, quasi irritanti.

La terza madre poteva essere l'ultimo grande botto di Dario Argento, invece è una storia stridula e un po' naive nella realizzazione e fragile nella sostanza, con un finale incongruente.

Vorrei concludere con quanto si può salvare: la colonna sonora di Claudio Simonetti che si evolve verso sonorità più metal; i mostri e la scena della prima morte con budella di fuori... non mi viene in mente altro, forse, se fossi un uomo, aggiungerei quella gran figa della terza madre - che in tutte le scene appare almeno con una tetta o un pezzo di fondischiena in vista.

Riferimenti cinematografici

  • Dario Argento, Suspiria, 1977
  • Dario Argento, Inferno, 1981
  • Dario Argento, La terza madre, 2007 

Sinteticamente:  trilogia mozza Suspiria: 7 e 1/2; Inferno: 7; La terza madre: 5

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lunedì, 18 giugno 2007

TMNT: le Tartarughe Ninja tornano all'attacco

TMNTSono passati quattordici anni dall'ultimo film sulle mitiche tartarughe mutanti: sono tutti diventati grandi quei bambini che mangiavano la pizza "come le Tartarughe Ninja" e che, magari, per carnevale si facevano infilare dentro un goffo costume verde imbottito. Ieri mattina all'anteprima di TMNT al Warner Village di questi bambini cresciuti ne erano rimasti pochi, la maggior parte dei presenti era ancora poco al di sopra o poco al di sotto del metro di altezza.

Mi siedo con un po' di nostalgia per gli anni Novanta, ma mi accorgo quasi subito che il salto all'infanzia non funziona come dovrebbe. Ecco Michelangelo, Raffeallo, Donatello e Leonardo e anche il saggio maestro Splinter (che in questa versione 3D dal pelo fulvo mi piace di più). Tra loro, primeggia la figura ribelle di Raffaello, in conflitto con il razionale Leonardo, di rientro dall’America centrale. E riecco il Clan del Piede, senza Shredder. Le carte del gioco sono rimescolate molto bene: i quattro protagonisti, prima di combattere contro un nuovo e terribile nemico dovranno tornare ad essere una famiglia superando astii e competizioni interne. E i cattivi di sempre non sono i nemici più temibili... Ecco cosa non funziona: il film di Kevin Munroe supera tutte le mie aspettative e mi richiama a rimandare la bambina che ero in fondo alla memoria e a godermi lo spettacolo.

Mostri, maledizioni e prodigi astrali: nella New York dei nostri giorni i nostri eroi delle fogne devono combattere un nemico vecchio di tremila anni. Sin dalle prime scene mi lascio impressionare dalla bella ricostruzione di una battaglia campale in tre dimensioni: le “inquadrature” inseguono i prodigi e della computer grafica. In secondo piano gli stereotipi che facevano parte del gioco, pizza in primis: sono lasciati nell’ombra per approfondire i personaggi e per dare spessore ad altri elementi narrativi. La trama è piuttosto complessa, ma i fili sono ben intrecciati, tanto che alla fine si sbrogliano da sé.

Tra qualche battuta e molte scene d’azione la quarta riscossa delle tartarughe mantiene un ottimo ritmo e incolla al sedile del cinema non solo gli under ten. Un film che soddisfa i palati fini di chi ha letto il fumetto della Mirage, ha visto tutte le serie in televisione e i tre film precedenti, quindi sa riconoscere i riferimenti al resto della storia. Nello stesso tempo regala un’ora e mezza di puro divertimento anche ai neofiti o a chi, come me, aveva un ricordo non troppo definito di quattro tartarughe con i nomi di alcuni grandi artisti rinascimentali.

Riferimenti cinematografici

  • Kevin MunroeTMNT, 2007

Sinteticamente:  Bello spettacolo! 7 e 1/2

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