Ultimo tango a Parigi: lo scandalo del desiderio
Ultimo tango a Parigi: censurato. In Italia il film che consacrò Bertolucci fu accolto da una severa censura e da un vivace dibattito mediale: un film scandaloso, un film pornografico, o un capolavoro? Naturalmente censura e dibattito fecero crescere l’attenzione di pubblico e critica: il film fece un record d’incassi. Siamo a Parigi, anni ‘70, ci sono una ventenne e un ultraquarantenne. Lei è fidanzata, sta per sposarsi. Lui è vedovo: sua moglie si è appena suicidata in una stanza dell’albergo malfamato che possiedono e in cui abitano. L’incontro è stato del tutto casuale e anche piuttosto improbabile: nemmeno si presentano, ma fanno sesso in un appartamento semi-vuoto. La prima volta è quasi uno stupro, poi lei torna sul luogo dei loro incontri. Incontri feroci, disperati in cui lentamente i due si scoprono, in cui violentemente si amano.
La loro quotidianità sembra procedere indipendente da questa vita sessuale parallela e onirica. In realtà sono entrambi del tutto assorbiti da questa relazione-non-relazione, ma all’inizio solo lei lo ammette. Tutto si capovolge quando lui, compresa l’importanza di questa storia, decide di rompere il mistero: svelate le identità nascoste, per lei finisce l’attrattiva di quel gioco di sesso e intimità. Entrando e uscendo dal buio appartamento parigino, la macchina da presa non solo segue i personaggi, ma li cattura, mostrando nei gesti la loro interiorità. Lo spettatore, il voyeur, sa tutto, anche ciò che i protagonisti non sanno. Vede l’iniziazione di lei a una sessualità brutale, e quella di lui a un amore sincero proprio perché intriso di violenza. Il vero scandalo del film non sono le scene di sesso più o meno esplicite, ma la descrizione di un amore di questo tipo e l’abbassamento dell’ideale della famiglia a pura maschera.
Riferimenti cinematografici
- Bernardo Bertolucci, Ultimo tango a Parigi, 1972
Questo mio articolo è stato pubblicato per la prima volta sulla rivista Il Pendolo. Grazie alla licenza Creative Commons posso replicarne il contenuto.
M.S.
Sinteticamente:
Un grande film. 8 e 1/2













Una messinscena della psiche: il cinema di Bertolucci è il suo personale psicodramma. Nei suoi film il regista è penetrato nei suoi conflitti inconsci e ha cercato di realizzare le sue fantasie sessuali. Prendiamo tre dei suoi film: Ultimo tango a Parigi (1972), Io ballo da sola (1996), The Dreamers (2003). Una giovane donna che scopre la sessualità istintiva con un uomo sconosciuto e più maturo. Una vergine che affascina tutti con il suo alone di sensualità. Tre ragazzi che scardinano con spensieratezza ogni tabù, in una Parigi sessantottina. Cosa hanno in comune? Il tema innanzi tutto. In modi diversi tutti parlano dell’iniziazione sessuale. Attraverso la telecamera, con voyeurismo vorace, ci portano a spiare dalla toppa della serratura – e in questo è efficacissima la fotografia di Vittorio Storaro.
















