Il posto giusto per una storia – intervallo paracinefilo
L’anno scorso – era un periodo particolare della mia vita, probabilmente proprio il periodo giusto per quel romanzo – mi sono innamorata di un piccolo romanzo di Alessandro Baricco. Il libro è Silk, meraviglioso esercizio di stile minimal, una storia seducente e diretta come un colpo di fulmine. Venerdì Silk sarà al cinema, o meglio, uscirà in sala la versione cinematografica del romanzo, firmata dal regista canadese François Girard - di cui non ho mai visto nulla, mi sapete dire qualcosa? Che cosa devo aspettarmi?
Ma la domanda vera è: cosa succede quando le parole diventano immagini e quello che avevamo immaginato cambia davanti ai nostri occhi, si svolge con un ritmo diverso, prende un sapore diverso? L’argomento del post di oggi mi è stato suggerito da Matteo: si parlava di Stardust ed è venuta fuori la naturale diffidenza verso le trasposizioni cinematografiche. O anche il contrario, se vogliamo: quante volte dopo aver letto il libro siamo incuriositi dal film?
Ma… che ne sarà dei miei personaggi – quelli che ho visto agire con gli occhi della mente?
Ci ho pensato un po’ su… e mi sono venute in mente vagonate di film tratti da romanzi più o meno famosi. Impossibile farne un inventario, forse è più abbordabile una classificazione.
Miracoli. Erano libri scialbi, sono diventati capolavori. Uno per tutti? So che non sarete tutti d’accordo, ma…
Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, tratto dal romanzo di Arthur Schnitzler, Doppio Sogno.
Ci voleva un genio dello stampo di Kubrick per dare un senso compiuto a una storia sfilacciata e non-sense come questa. Un film immaginifico, onirico, sensuale. Cosa dire di più?
Parimerito. Ovviamente non è la stessa cosa, perché non è mai la stessa cosa, ma tutto sommato sono storie belle da leggere e anche da guardare.
Il nome della rosa di Jean Jacques Annaud, tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Eco. Molto belli entrambi e, nonostante sia un giallo, vale la pena di leggere Eco anche dopo aver visto il film.
Traumi. Erano libri deliziosi, sono diventati film pessimi. Il mio esempio?
Cuori in Atlantide di Scott Hicks, tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King.
Rabbia: ecco cosa ho provato a vederlo. Le buone basi per fare un ottimo film c’erano tutte: una parte da co-protagonista al grande Anthony Hopkins, uno dei più affascinanti attori di Hollywood, la trama di uno dei migliori romanzi del maestro, ottimi investimenti. E cosa mi fa questo sciagurato di nome Hicks? Ritaglia dal romanzo la storia meno interessante, perde tutta la bellissima visione kinghiana degli anni ’70, dimentica personaggi, imbelletta tutto con un buonismo di maniera. Che rabbia!!!
E voi… cosa ne pensate, siete stati traumatizzati o miracolati?






























