giovedì, 14 febbraio 2008

Caos calmo: ultimo tango a Roma?

Ieri sera avrei voluto vedere Caos Calmo, il chiacchierato film di Antonio Grimaldi con Nanni Moretti, ma gradevoli impedimenti mi hanno tenuta lontana dal film (che credo di recuperare questa sera, con lo sconto giovedì donne ). Non vedo l'ora di vederlo per le sue caratteristiche artistiche, ma oggi mi preme di parlarne per un altro motivo.

In Italia la CEI sta diventando la terza camera del Parlamento, riguardo a importanti temi politici e sociali,  ma non si accontenta di questo, vuole entrare anche nella nostra camera da letto e spiegarci quale sia il modo più sano di fare sesso. Don Nicolò Anselmi (CEI) sulla newsletter dedicata ai ragazzi che si preparano alla Giornata Mondiale della Gioventù a Sydney, critica la scena di sesso tra Moretti e Isabella Ferrari in Caos Calmo:

I due attori fanno l'amore in piedi, vestiti, senza guardarsi in faccia: capisco che la scena vada letta e inserita nel contesto del film, ma confesso che anch'io sono rimasto stupito e disturbato.

Ops! Mi si turba il monsignore!  Da quando in qua è compito della Chiesa sindacare su come si fa sesso? Il punto, infatti, stando al testo della newsletter non è cosa si fa, ma come "mi sarei aspettato una scena romantica, soffusa, tenera, magari un momento d'amore aperto alla vita, aperto a un figlio". Ah, già, un figlio, perché i figli non si fanno da terga all'impiedi, ma nella posizione del missionario (sapete dirmi, poi, perché codesta posizione si chiama così?).

Il vescovo non vuole censurare il film, specifica la Conferenza Episcopale Italiana, è preoccupato per i propri fedeli - cui sono orgogliosa di non appartenere:

Spesso sono i più deboli, i più poveri culturalmente a essere segnati da questi cattivi insegnamenti e vengono travolti da fantasie erotiche che diventano dipendenza e sfociano nella violenza.

Eh sì... è proprio questo che porta i giovani alla violenza!  Sentite un po', voi pensate alle vostre anime, noi pensiamo a quello che c'è intorno. A ciascuno il suo, come si dice.

Ci sono cose, signori della CEI, che non si imparano al catechismo.

Per chi volesse sapere il parere di Nanni Moretti e di Isabela Ferrari, ecco le loro dichiarazioni.

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lunedì, 02 luglio 2007

Desiderio: un fuoco di paglia

DesiderioEra da tanto tempo che non vedevo un film così imperdonabile, quindi preparatevi perché sarò molto cattiva. Questa storia di un uomo che un giorno inizia una relazione extra-coniugale e di come vive il conflitto tra i suoi due amori, potenzialmente sarebbe potuta essere coinvolgente, strappalacrime, emozionante. Ha fallito e vi dirò perché.

Questo film si può definire solo per quello che gli manca. Non ci sono attori professionisti, ma persone che si sforzano di essere naturali (e purtroppo ci riescono). La colonna sonora è tutta diegetica, gli unici brani musicali si sentono in luoghi in cui il protagonista balla - in due scene parallele, prima con l'amante e poi con la moglie. E poi... il silenzio è onnipresente. Manca una solida sceneggiatura, battute che sostengano la storia, che motivino i personaggi: i dialoghi sono smozzicati, sempre un po’ sottotono. I protagonisti non hanno carattere, non hanno niente di attraente che valga la pena di raccontare. La trama è portata avanti senza tensione emotiva e quello che dovrebbe essere il climax tragico non sortisce alcun effetto. Manca del tutto il senso del ritmo: il film ha una lentezza vista solo in Last Days (di Gus Van Sant, che ho odiato e non me ne vergogno). Il pesante realismo di cui la regista tedesca cerca di ornare il suo film è una palla al piede dello spettatore: ceci n’est pas cinema.

L’unica battuta che sortisce un certo effetto su di me è quella di lui, che, prima di tornare per l’ultima volta dall’amante, dice alla moglie: “Ho bisogno di stare un po’ da solo” – però non vale, perché questa battuta l’ho già sentita. Per il resto questo film è totalmente insignificante. A me non importa come, non importa che il regista si inventi un dogma da seguire o che costruisca i suoi film con i collaudati lego hollywoodiani. A me importa solo che alla fine il risultato riesca a comunicarmi qualche cosa…

Non bastano gli incantevoli paesaggi tedeschi a creare la poesia visiva di un film. Dopo il primo quarto d’ora, dovevo già trattenermi per non sbuffare. Purtroppo quella mattina avevo dormito fino a tardi e così mi ero bruciata la possibilità di lasciarmi andare tra le braccia di Morfeo, che sarebbe stata la più naturale reazione fisica a tutta quella insopportabile noia. All’uscita una signora bene ha commentato “Sembrava un documentario sulla storia di questi due, mica un film”. Ora, potete non essere d’accordo con la concezione ristretta del documentario sottesa da questo commento, ma io ho capito senza ombra di dubbio cosa volesse dire: non c’era traccia di linguaggio cinematografico. Niente identificazione dello spettatore, niente sospensione dell’incredulità, solo un’attenta visione… come accade di solito per un documentario, insomma.

Questo film che è stato in corsa per l’oro a Berlino, che ha persino vinto il festival di Pesaro, lo consiglio solo a quei grandi critici che lo giustificano pur di apparire intellettuali. Alle persone normali, come me, che al cinema vanno per farsi raccontare delle storie e non per sforzarsi di tenere gli occhi aperti, consiglio di starne alla larga.

Riferimenti cinematografici

  • Valeska GrisebechDesiderio, 2006
  • Gus Van Sant, Last Days, 2005

Sinteticamente:  Insopportabilmente noioso 3

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mercoledì, 25 aprile 2007

Shortbus: pezzi di corpi, anime a pezzi

shortbusShortbus, di John Cameron Mitchell, non è un porno, nonostante si vedano senza censura tutte le declinazioni della trasgressione erotica. Una analisi fredda, quasi clinica, della vita sessuale, che non è mai eccitante. Inquietante, semmai. In qualche caso tragi-comica. Raschiata con le unghie di un umorismo sottile. La vera posta in gioco non sono gli orgasmi, ma l'identità individuale, le relazioni umane. Il regista si era già segnalato alla critica con la sua opera prima: Hedwig - La diva con qualcosa in più, pluripremiato.

Dopo cinque anni ritorna con un cast di attori non protagonisti, al di fuori dello star system made in USA, e con un racconto brutalmente contemporaneo. Shortbus è uno sguardo cinico e torvo sui territori nascosti della sessualità e dell'animo umano. Per risolvere i propri problemi esistenziali i protagonisti attraversano un farsesco inferno di piacere.

Nel film Shortbus è un locale newyorkese. Da fuori non sembra più di un bugigattolo, dentro è un intero mondo in cui ogni inibizione è lasciata fuori dalla porta. Attorno al locale si sviluppano storie di sesso per tutti i generi - ed è il caso di dirlo. È un film corale/orgiastico, in cui sfilano numerosi personaggi. Sappiate solo una cosa: il sesso è solo il pretesto.

Riferimenti cinematografici

  • John Cameron Mitchell, Shortbus, 2006

Sinteticamente:  Intelligente, orgiastico: 8

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mercoledì, 18 aprile 2007

Bertolucci per noi voyeur

bertolucci-bernardoUna messinscena della psiche: il cinema di Bertolucci è il suo personale psicodramma. Nei suoi film il regista è penetrato nei suoi conflitti inconsci e ha cercato di realizzare le sue fantasie sessuali. Prendiamo tre dei suoi film: Ultimo tango a Parigi (1972), Io ballo da sola (1996), The Dreamers (2003). Una giovane donna che scopre la sessualità istintiva con un uomo sconosciuto e più maturo. Una vergine che affascina tutti con il suo alone di sensualità. Tre ragazzi che scardinano con spensieratezza ogni tabù, in una Parigi sessantottina. Cosa hanno in comune? Il tema innanzi tutto. In modi diversi tutti parlano dell’iniziazione sessuale. Attraverso la telecamera, con voyeurismo vorace, ci portano a spiare dalla toppa della serratura – e in questo è efficacissima la fotografia di Vittorio Storaro.

La poetica di Bertolucci va oltre il voyeurismo: è lui stesso a raccontarci la sua visione della settima arte attraverso il metacinema. Il fidanzato della protagonista di Ultimo tango a Parigi, realizza un film sulla ragazza usando la macchina da presa come un filtro sul mondo, ma anche come mezzo d’espressione di sentimenti. E, trentuno anni dopo, i protagonisti di The Dreamers sentono la magia del cinema da appassionati spettatori, vivendo nelle sale più che nella vita reale. Sono le due facce speculari del cinema: il cinema come sguardo sul mondo e il cinema come maestro, il cinema come filtro di passioni, come iniziazione alla vita intera. È forse quello che lo spettatore cerca nello sguardo di Bertolucci.

Riferimenti cinematografici

  • Bernardo Bertolucci, Ultimo tango a Parigi, 1972
  • Bernardo Bertolucci, Io ballo da sola, 1996
  • Bernardo Bertolucci, The Dreamers, 2003

Questo mio articolo è stato pubblicato per la prima volta sulla rivista Il Pendolo. Grazie alla licenza Creative Commons posso replicarne il contenuto.

M.S.

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