giovedì, 07 febbraio 2008

Sunshine: bagno di luce

SunshineRaggio di sole. Bagliore che droga.

In un futuro ipertecnologico, l'umanità rischia di estinguersi perché il sole si sta spegnendo. Tralasciando le verosimiglianza scientifica di tale presupposto, Sunshine è un gran film. Ecco, mi butto subito in questa lode sfacciata e senza mezzi termini.

Icarus - nome infelice, se non altro per l'hybris e il fallimento che vi sono inscritti - è il nome della navicella spaziale inviata a compiere la missione di salvataggio dell'astro morente. Il tentativo è quello di farlo riaccendere attraverso un'enorme fissione nuclerare. Scopriamo ben presto che Icarus è in realtà Icarus 2: i nostri eroi stanno tentando un'impresa che già altri hanno fallito. Perché? Non vado oltre, perché sarebbe già spoiler.
SunshineSunshine è una visione abbacinante. Il sole in tuttala sua luminosità strega i protagonisti e anche lo spettatore, anch'egli coinvolto nel bagno di luce totale. Una scarica di energia: prima pulsante e poi al massimo voltaggio.

Sunshine è una strizzata d'occhio ai cinefili, con citazioni abbondanti, ma abbastanza scontate. Danny Boyle fa i suoi omaggi all'immaginario fantascientifico e poi cede alle sue visioni psichedeliche, con alcuni freeze-frame al limite del subliminale.

Sunshine è una spietata carneficina psicologica, in cui l'ideale del bene comune si scontra con l'egotismo individuale, e, infine, con la follia mistica. I protagonisti devono denudarsi delle loro motivazioni individuali, devono portare il loro ragionamento ad una razionalità pura, alla razionalità delle macchine: una volta individuato il valore finale, nessun deragliamento è possibile. L'eroe è colui che, capace dell'estremo atto di abnegazione, va dritto verso il fine prestabilito. L'errore umano è sempre in agguato qualunque forma di distrazione,  sia essa l'attaccamento alla vita o la miope pietà verso qualucun altro.

Il regista di Trainspotting lanciandosi nella fantascienza avrebbe potuto deludermi, non l'ha fatto. Non l'ha fatto perché è riuscito a costruire la tensione all'interno delle dinamiche psicologiche dei protagonisti e ha piegato ancora una volta una tecnica videoclippara ad una storia ricca di senso.

Riferimenti cinematografici:

  • Danny Boyle, Sunshine, 2007

Sinteticamente: 8 meno,  brillante

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martedì, 18 settembre 2007

Robocop: in parte macchina, in parte umano

RobocopÈ uno dei film cult degli anni ottanta. Che effetto fa rivisto oggi?

La storia la sapete un po’ tutti: lui è un cyborg messo a punto per difendere la città dalla delinquenza. Ma non è solo una macchina: è stato umano – un poliziotto morto in servizio. Questa certezza, pungente quanto vaga, lo smuove nel profondo della sua coscienza resettata. Naturale che sfiori il suo passato con ricordi inafferrabili, che vada alla ricerca della verità e della vendetta. Il volto glaciale di Peter Weller sembra disegnato per questo personaggio.

La trama si dipana, piuttosto prevedibile, tra gli abissi dell’ambizione al potere e le pericolose strade di Detroit. In un futuro ormai passato, ipermediale e disastroso, la storia di Robocop è un dramma esistenziale che ha le tinte forti di un film d’azione. Gli effetti speciali sono sorprendenti, non hanno nulla da invidiare al cinema digitale – mi stupisce che non abbiano meritato l’Oscar, ma il film vince gli Oscar per il montaggio e per il sonoro. Ma anche il trucco fa la sua parte, per non parlare della tenacia dell’attore – se è vero che erano tempi in cui per indossando il costume il protagonista perdeva ogni giorno tre libre.

Robocop è un film bello, un appassionato cyber-racconto, è un film che sa usare l’arma dell’ironia nei momenti più tragici e che accende una speranza dove il marcio straripa. Eppure… ragazzi, devo essere emotivamente anestetizzata, più fredda di un vero cyborg, se non mi ha emozionata. Mumble mumble, ragazzi: rifletto. Intanto ditemi la vostra.

Riferimenti cinematografici

  • Paul Verhoeven, Robocop, 1987

Sinteticamente:  cyber-effect 7 e 1/2

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martedì, 31 luglio 2007

Dredd: l'assolutismo della ragione (e delle armi da fuoco)

Dredd: la legge sono ioMetti una storia da fumetto in un futuro Blade Runner'style (palazzi che svettano alti nel cielo, automobili volanti, anarchia), metti un Silvester Stallone ancora in grazia di dio, metti qualche litro di sangue, fulmini, esplosioni, caos e... ci si può ancora divertire. Un divertimento del tutto ignorante, sia chiaro. Riderete per i dialoghi ganzissimi e per i cattivi un po' naif e alla fine direte "Ma che stronzata di film!", ma non vi annoierete neanche per un secondo.

La trama è semplice: le città del futuro sono impestate da disordini e guerre di quartiere, l’unico strumento per far rispettare la legge sono i giudici di strada che sono poliziotti, giudici e, all’occorrenza boia. Il più terribile e giusto tra i giudici è Dredd, che non si ferma neanche davanti all’amicizia, ma che viene incastrato da chi vuole sconvolgere il sistema… E il resto e quello che vi aspettereste: l’eroe si incazza… e comincia a spaccare tutto, finché non smaschera i cattivi e ripristina l’ordine.

Notevole Armand Assante nei panni del gemello cattivo di Stallone e molto divertente Rob Schneider, il controcanto cacasotto dell'irreprensibile eroe, che dà il giusto tocco di commedia all’action movie. Un film che potrete persino godervi se avrete a disposizione tutto il set di gelato, lettone e uomo/donna dei vostri sogni.

Il leit motiv:

  • Affermazione prevedibile.

Riferimenti cinematografici

Danny Cannon, Dredd: la legge sono io, 1995

Sinteticamente:  un ignorante divertimento, 5 e 1/2

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