giovedì, 21 febbraio 2008

Spiderman 2: waiting for 4?

Spider-man 2

La sesta puntata di al Posto delle fragole è online... EvVai!

Abbiamo chiacchierato su come Spider-Man 1  ci abbia fatti innamorare di quel ragnetto di Tobey Maguire, abbiamo criticato l'ultimo Spider-Man 3, salvandone ben poco. E adesso, l'anello mancante: perché Spiderman 2 è da molti considerato il migliore della trilogia? [Trilogia per ora, presto si aggiungerà un quarto episodio, anzi mi auguro di cuore che l'arrivo di una nuova penna dia nuovo lustro alla saga] Proverò a rispondere con le mie impressioni.

Se nel primo Spiderman vediamo nascere l'eroe, nel secondo episodio lo vediamo prendere consapevolezza di sè. L'eroe è dibattuto tra le sue potenzialità e suoi desideri, tra il senso del dovere e l'amore. Il nostro Peter Parker attraversa una crisi di identità in cui arriva addirittura a somatizzare il conflitto. Ma non solo Peter Parker/Spiderman deve prendere coscienza, la sceneggiatura di Alvin Sargent lascia ampio spazio anche agli altri personaggi e alle loro scelte. La zia May (Rosemary Harris) può conoscere la verità, Mary Jane (Kirsten Dunst) può fare la sua scelta d'amore e Harry (James Franco) può fare la sua scelta d'odio. Persino Doc Ock (Alfred Molina), in punto di morte riesce ad autodeterminarsi rispetto alle macchine che lo avevano soppraffatto.

Spiderman 2Ci salva da un eccesso moralistico sull'importanza dell'identità e delle proprie scelte, la divertita regia di Sam Raimi. Il suo inconfondibile umorismo sadico regna sovrano nella pellicola, facendone un piatto sfizioso e leggero. Le debolezze di Peter Parker e la sua goffaggine sono esaltate con gusto. Il regista de L'armata delle tenebre non perde occasione di maltrattare lo studentello Parker e si compiace, arrivando ad auto-citarsi e infilando un cammeo di Bruce Campbell.
Spiderman 2Spettacolari, ancora una volta, le piroette aeree dello Spiderman digitale, il film raggiunge un ottimo equilibrio tra effetti speciali e storia. Il risultato è un film divertente e intelligente, che racconta con un sorriso situazioni psicologiche comuni in occasioni straordinarie. Un film adatto a pubblici diversi: dai fan della Marvel ai profani del fumetto, dal ragazzino di dieci anni a una cinefila pasticciona come me.

Standing ovation per i titoli di apertura con micro-riassunto della puntata precedente disegnato da disegnato da Alex Ross, disegnatore di casa Marvel.

Riferimenti cinematografici:

  • Sam Raimi, Spiderman 2, 2004
    Titolo originale: Spiderman 2, con Tobey Maguire, Kirsten Dunst, James Franco. Durata: 135 minuti. Genere: supereroi. Produzione: Usa. Distribuzione italiana: Columbia Pictures.

Sinteticamente:  divertente 8 e 1/2

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giovedì, 24 gennaio 2008

Alvin Superstar! Rece-delusione di una bambina degli anni '80

Era il 1958 quando tre scoiattolini dalle voci buffe incisero il loro primo disco. Fu un imprevedibile successo.

Alvin and the Chipmunks - Primo albumSe ne avete voglia potete anche ascoltare alcune delle loro hit: cliccando qui.

Io però a quell'epoca non ero nemmeno in preparazione, quindi la mia memoria può arrivare fino al cartone animato degli anni ottanta, quando erano più o meno così:
Alvin Superstar - CartoonQuando sono andata a vedere il film di Alvin Superstar avevo aspettative nostalgiche che temevo potessero essere deluse. E in effetti... è stato proprio così.

Alvin SuperstarUn  film piuttosto insipido. I protagonisti sono tagliati a colpi d'accetta, con una caratterizzazione molto superficiale - nonostante l'ampia quantità di materiali a cui attingere per definirli meglio. Dave Neville (Jason Lee) è uno sfigato un po' maldestro ma tanto buono, la sua donna (Cameron Richardson) una strafiga da copertina, Alvin è il fighetto, Simon il secchione e Theodor il bambinone. That's all.

La trama è un'onesta e prevedibile trama di film per bambini, senza colpi di scena. Io non mi sono sentita affatto coinvolta. Devo dire che non mancano le trovate divertenti, le scene comiche... ma di una comicità abbastanza scontata: appena al di sopra della soglia del sorriso, senza che resti niente di memorabile. Peccato, perché con l'animazione 3D e tutto il resto sarebbe potuto essere un modo per ridare vita ai tre simpatici roditori.

Eppure (e non so se segnalarla come una nota di merito) la gente in sala, non solo bambini, partecipava, rideva, commentava a voce alta: insomma ho notato un alto livello di coinvolgimento... Mumble mulmble... riflettere, riflettere...

Riferimenti cinematografici:

  • Tim Hill, Alvin Superstar, 2007

Sinteticamente: 6ino insipido

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martedì, 22 gennaio 2008

La spina del diavolo: Del Toro scava tra gli incubi infantili

La spina del diavoloVisto che ieri ho fatto riferimento a Del Toro oggi mi è venuta voglia di parlarvi del suo La spina del diavolo. Il film ha inizio quando Carlos (Fernando Tielve), figlio di un partigiano rimasto orfano, viene coattamente affidato ad un orfanotrofio roccaforte dell'antifranchismo. Questo luogo, non troppo lontano dai sibili della guerra civile, sarà teatro di una disavventura dai toni cupi e dall'epilogo tragico. Il punto di vista sono occhi infantili ma non più innocenti. Tra fantasmi e credenze superstiziose, prende forma una malvagità che è tutt'altro che paranormale.
La spina del diavoloMeraviglioso nell'uso della fotografia e nelle abbondanti citazioni, sagace nel creare personaggi tanto ambigui quanto realistici, l'affabulazione visiva di Del Toro è un incantevole mix di innocenza e orrore. Una fiaba gotica imbevuta nella tradizione ispanica del fantastico e nelle suggestioni cinefile e letterarie. Da non perdere.spinaEn passant, forse non tutti sanno che Il labirinto del Fauno e La spina del diavolo sono parte di una trilogia ancora incompiuta che Del Toro ha sviluppato partendo dall'immaginario horror/fantasy e da una sereie di esperienze autobiografiche e familiari.

Riferimenti cinematografici:

  • Guillermo Del Toro, La spina del diavolo, 2001

Sinteticamente:  8 da incubo

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martedì, 10 luglio 2007

Un mostro verde in camera mia: Hulk

Hulk Aspettando Hulk II mi sono vista il primo Hulk di Ang Lee, felice acquisizione della videoteca del mio fratellino. Quando ero piccola vedevo il telefilm in tv e restavo immobile a guardare, tra il fascino e l'orrore, questa mutazione rabbiosa - a un certo punto hanno fatto anche il cartone animato, ma ero troppo grande per queste cose. Insomma, sembra che questa stagione sia all'insegna dei ritorni al passato, e non mi dispiace.

Delle immagini che mi ricordo è rimasto ben poco nel nuovo mostro verde: quello della mia infanzia aveva un volto trasfigurato e terribilmente verosimile, questo sembra più uno Shreck muscoloso e di qualche taglia più grosso. Mentre nei miei ricordi c'era soprattutto una forza distruttiva e feroce, c'erano pulsioni primarie attivate spesso nel buio di un laboratorio/cripta, c'era l'attesa impaziente che lo scienziato perdesse le staffe e si trasformasse, nel film che ho visto oggi c'è una generosa dose di sentimentalismo, c'è un buon mix di motivazioni e ferite in tutti i personaggi, anche nei cattivi. Soprattutto, c'è un finale aperto senza premio che mi richiamerà al cinema nel 2008, per il film di Leterrier.

Un cast molto credibile, e uno sviluppo dei personaggi da manuale. Un montaggio che mette a frutto tutti i possibili virtuosismi del digitale. Per il resto ci sono tutti i clichè del genere: eroe che scopre i poteri nascosti dentro di sè e deve imparare a usarli, scienziato pazzo e tracotante, donna adorabile, ma fragile. Davvero niente male.

Ipse dixit (queste battute non me le dimenticherò):

  • Smettila, non è colpa tua, davvero. Tu sei solo il prodotto della mia inesplicabile ossessione per gli uomini freddi. Mi passerà.

E poi:

  • Mi hai trovato.
  • Non era difficile trovarti.
  • Sì, invece.

[Lo so, mi vedo i film da maschiaccio e poi mi faccio commuovere dal romanticismo, ma che ci posso fare?]

Riferimenti cinematografici

  • Ang LeeHulk, 2003

Sinteticamente:  Spettacolare... e inaspettatamente romantico 7 e 1/2

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martedì, 03 luglio 2007

Sei abbastanza innocente per entrare nel labirinto?

Il labirinto del faunoCi sono film molto belli, ma facili da definire, film per i quali gli aggettivi vengono da sé. La mente impiega poco tempo a decidere quali corde emotive abbiano toccato: il gioco è presto scoperto. Raramente una pellicola lascia un senso di sospensione, di indefinitezza. Ferma il tempo e sospende il fiato. Quello che si prova è meraviglia, ma è difficile razionalizzarla, difficile spiegare quello che l’esperienza visiva ha mosso nelle viscere dello spettatore.

Il labirinto del fauno appartiene a questa seconda categoria. Ambientato all’epoca del regime franchista, il film racconta la dittatura come una storia laterale, attraverso lo sguardo magico di una bambina: Ofelia. La ferocia del capo delle guardie, i partigiani, la guerriglia: sono cose che accadono nella realtà, ma dalle quali la protagonista si estranea. L’unica preoccupazione capace di turbarla riguarda sua madre, che adora come se fosse una dea.

Ofelia crede nelle fate e crede che potrà conquistare il trono da principessa del mondo sotterraneo e salvarsi dalla cruda realtà. Il mondo magico di Ofelia ha forme mostruose, pericoli e terrore: ma c’è speranza. Quello che manca nella realtà. [Ofelia, perdonerete la digressione, mi ricorda me da bambina: la capacità di sognare, allontanandosi dalla realtà – o, soltanto, entrando in una realtà diversa – , il volto di bambina già donna, l’infantile consapevolezza morale, le letture e i solitari giochi di fate.] Teniamo a mente il nome della tredicenne Ivana Baquero, perché sono convinta che ne riparleremo.

Forse Guillermo Del Toro, regista spagnolo poco più che quarantenne, mantiene la capacità di trovare la magia nel mondo… di certo il suo film va oltre le sensazioni di qualunque narrazione realistica e riesce a trasportare lo spettatore nel buio dell’infanzia. Limitarsi a raccontare la trama e la forza emotiva del film, non può bastare: questa è anche una storia di immagini tagliate e montate alla perfezione, che scorrono liquide eppure dense. Una storia di figure mitiche che prendono vita davanti a sguardi increduli, di luci e ombre. Una storia che riempie gli occhi e non dimentica la poesia: quello che il cinema può fare e che per un motivo o l’altro spesso dimentica.

Il labirinto del fauno ibrida generi con disinvoltura: è un film drammatico, un film fantasy, un horror – per inciso, molti l’hanno definito horror tout court, ma è davvero una riduzione ai minimi termini. L’unico paragone che mi viene in mente è con un film che ho amato molto, Big Fish: sostituite le atmosfere cupe con il sole di Mr. Bloom, il tragico con l’ironia di Tim Burton e avrete, semplicemente, l’altro lato della luna.

Riferimenti cinematografici

  • Guillermo del ToroIl labirinto del fauno, 2006
  • Tim Burton, Big Fish, 2003

Sinteticamente:  Magico ed emozionante 8 e 1/2

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