mercoledì, 30 luglio 2008

De profundis: notizie dagli inferi - Del Toro's Project

Guillermo Del ToroGuardatelo bene. Quando c'è di mezzo quest'uomo è meglio tenere gli occhi aperti.

Guillermo del Toro, nelle sale con Hellboy - The Golden Army, si lancia con la Miramax nella produzione di Don't be afraid of the dark, remake dell'omonimo film-tv messo in onda dalla ABC nel 1973. Si occuperà anche di adattare la sceneggiatura a quattro mani con Matthew Robbins - con cui ha già collaborato per  Mimic. La regia sarà affidata a Troy Nixey che esordisce dietro la macchina da presa dopo una lunga carriera come disegnatore di fumetti (Matrix, Batman).

La storia sembra perfetta per stuzzicare la fantasia gotica di Del Toro: DonSally eredita una sinistra casa di famiglia e va a viverci con suo marito. Quando inizia a restaurarla si imbatte in una camera chiusa a chiave. Dopo aver discusso con il consorte sul da farsi, apre la stanza e cominciano a verificarsi strani avvenimenti: Sally vede piccole creature mostruose ovunque, ma nessuno le crede... Una realtà a cui solo lei ha accesso... o folli allucinazioni? Il film è ai primissimi stadi di produzione, e l'immaginazione del regista del Labirinto del fauno è al lavoro per realizzare i mostri del film...

Aspettiamo aggiornamenti!

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lunedì, 18 febbraio 2008

Firmato, Re del Brivido

Prima di tutto devo dirvi, non dimenticate di ascoltare al Posto delle fragole stasera, tutte le anticipazioni le trovate qui. 1408

Ed ora, a noi. Quando cè la firma del Re, ogni buon amante dell'horror è certo di avere già una garanzia. E questo 1408 è uno dei film più autenticamete kinghiani che abbia visto.

I temi li abbiamo già visti tutti: lo scrittore chiuso in un albergo non può non ricordarci l'Overlook Hotel di Shining, ma paragonare Hafstrom a Kubrick mi sembra disonesto. C'è il Male come entità che attecchisce nell'animo umano, non rapprsentato da una specifica presenza paranormale, ma piuttosto dai corridoi bui del subconscio umano. C'è una bambina che rappresenta l'innocenza e la sua morte. C'è l'hybris, il peccato supremo: tracotanza ed eccessiva fiducia in sè che danno via all'incubo. Un mega-frullato del Re del brivido.

John Cusack in 1408

Un film dell'orrore fatto ad arte, con tutto quello che da un film dell'orrore ci si aspetta: le musiche incalzanti, le inquadrature strette che nascondono le minacce dell'ambiente circostante, i rumori e gli stacchi di montaggio inaspettati. Nessun incubo è gratuito, sono gli errori e i fantasmi del passato che ritornano a torturare sadicamente Mike Enslin (John Cusak). Dopo aver letto tutto questo, potreste ancora chidervi se ci siano buoni motivi per vedere questo film. Ce n'è uno: vedere un horror che porta degnamente questo nome.

Riferimenti cinematografici:

  • Mikael Hafstrom, 1408, 2007
    Titolo originale: 1408, con John Cusack, Samuel L. Jackson, Mary McCorcmack. Durata: 104 minuti. Genere: horror. Produzione: Usa. Distribuzione italiana: Lucky Red.

Sinteticamente:  kinghiano 7 e 1/2

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lunedì, 11 febbraio 2008

30 giorni di buio: sangue a volontà!

30 giorni di buioMettete in soffitta la vecchia immagine del vampiro aristocratico, elegante, sensuale: l'horror è cresciuto e i vampiri con lui. I mostri inventati da Steve Niles sono superiori a qualsiasi rimedio della nonna contro i vampiri: agili, scattanti e, naturalmente, assetati di sangue. E dove vanno a cercare asilo queste creature oscure? La risposta è quasi naturale: in un luogo letteralmente in capo al mondo, dove per un intero mese il sole non si affaccia sulla terra: un villaggio isolato dell'Alaska, circondato per miglia solo da neve e ghiaccio.

Questo è il pretesto che permette a David Slade di esibirsi in un horror anfetaminico, claustrofobico, in cui scorrono litri di sangue. La macchina da presa si muove scomposta con i protagonisti o si solleva in aria per mostrare un macello di carne sanguinolenta sopra la neve bianca. Ed è un gioco di colori angosciante il quasi bianco e nero cui è ridotto il paesaggio, unica variazione cromatica il rosso esagerato che fuoriesce copioso dal collo delle vittime o che resta appiccicato al volto dei carnefici.
30 giorni di buioUn horror splatter come non se ne vedevano da tempo, con un ottimo uso di tutti i trucchetti del terrore e della suspence, di immagini appetitose per i sadici più ingordi e, last but not least, di un ritmo incalzante, che accelera le palpitazioni cardiache degli spettatori. Eccezionale l'uso del suono (grazie Dolby dell'Adriano!): ossa spezzate, tempeste di neve, urla graffianti: siamo all'iperrealismo.

Ovviamente non è un film per tutti...

Consigliato: a chi vuole godersi un horror esagerato con un livello di emoglobina sfacciato.

Sconsigliato a chi: ha un cuore debole, si impressiona facilmente, vuole vedere un film serioso (per costoro propongo quest'altro film, sempre ambientato in Alaska).

Riferimenti cinematografici:

  • David Slade, 30 giorni di buio, 2007
     
    Titolo originale: 30 Days of Night, con Josh Hartnett, Melissa George, Danny Huston, Ben Foster. Genere: horror. Produzione: Usa, Nuova Zelanda. Distribuzione italiana: Medusa.

Sinteticamente: 7 e 1/2   splatter

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giovedì, 07 febbraio 2008

Sunshine: bagno di luce

SunshineRaggio di sole. Bagliore che droga.

In un futuro ipertecnologico, l'umanità rischia di estinguersi perché il sole si sta spegnendo. Tralasciando le verosimiglianza scientifica di tale presupposto, Sunshine è un gran film. Ecco, mi butto subito in questa lode sfacciata e senza mezzi termini.

Icarus - nome infelice, se non altro per l'hybris e il fallimento che vi sono inscritti - è il nome della navicella spaziale inviata a compiere la missione di salvataggio dell'astro morente. Il tentativo è quello di farlo riaccendere attraverso un'enorme fissione nuclerare. Scopriamo ben presto che Icarus è in realtà Icarus 2: i nostri eroi stanno tentando un'impresa che già altri hanno fallito. Perché? Non vado oltre, perché sarebbe già spoiler.
SunshineSunshine è una visione abbacinante. Il sole in tuttala sua luminosità strega i protagonisti e anche lo spettatore, anch'egli coinvolto nel bagno di luce totale. Una scarica di energia: prima pulsante e poi al massimo voltaggio.

Sunshine è una strizzata d'occhio ai cinefili, con citazioni abbondanti, ma abbastanza scontate. Danny Boyle fa i suoi omaggi all'immaginario fantascientifico e poi cede alle sue visioni psichedeliche, con alcuni freeze-frame al limite del subliminale.

Sunshine è una spietata carneficina psicologica, in cui l'ideale del bene comune si scontra con l'egotismo individuale, e, infine, con la follia mistica. I protagonisti devono denudarsi delle loro motivazioni individuali, devono portare il loro ragionamento ad una razionalità pura, alla razionalità delle macchine: una volta individuato il valore finale, nessun deragliamento è possibile. L'eroe è colui che, capace dell'estremo atto di abnegazione, va dritto verso il fine prestabilito. L'errore umano è sempre in agguato qualunque forma di distrazione,  sia essa l'attaccamento alla vita o la miope pietà verso qualucun altro.

Il regista di Trainspotting lanciandosi nella fantascienza avrebbe potuto deludermi, non l'ha fatto. Non l'ha fatto perché è riuscito a costruire la tensione all'interno delle dinamiche psicologiche dei protagonisti e ha piegato ancora una volta una tecnica videoclippara ad una storia ricca di senso.

Riferimenti cinematografici:

  • Danny Boyle, Sunshine, 2007

Sinteticamente: 8 meno,  brillante

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martedì, 05 febbraio 2008

Lost in a Cloverfield

CloverfieldIl video che state per vedere appartiene ai servizi segreti degli Stati Uniti. È stato girato a Cloverfield, il luogo un tempo noto come Central Park. Due giovani amanti, una festa e poi, il disastro mostrato attraverso un video (finto) amatoriale. Un mostro attacca New York. Sulla sua natura non ci è dato sapere nulla, tutto quello che vediamo è una disperata fuga con un finale tragico.

Con una strizzata d'occhio a Godzilla e l'11 settembre mai scordato, siamo di fronte a YouApocalypse 1.0. Un film del genere catastrofico girato come un fake-documentary - "Devo documentare" ripete ossessivamente uno dei protagonisti. Un'ossessione condivisa con le persone che, invece di mettersi in salvo fotografano il volto della Statua della Libertà caduto in mezzo ad una strada di Manhattan.
CloverfieldGirato tutto con handycam HD, con immagini "sporcate in digitale", Cloverfield è davvero notevole...
1. Per la suspence. L'occhio ingordo dello spettatore è a lungo lasciato a digiuno della visione del mostro che si aggira nella Grande (improvvisamente piccola) Mela. Il Male è incombente, rumoroso, irrazionale e, a lungo, invisibile - o solo parzialmente visibile. Le scene più truculente non sono riprese: semplicemente perché il cameramen è impegnato a salvarsi la pelle.
2. Per l'operazione di marketing che lo ha preceduto, tesa a creare un alone di mistero e leggende prima ancora che il film fosse girato. J. J. Abrams ha davvero le mani d'oro. Dopo  Alias, dopo Lost, conquista le sale passando per la Rete. Guardate il trailer (che non mostra nulla) e guardate questa inesistete bevanda, ammiccante scherzo del viral marketing.
3. La costruzione dei personaggi. Attori sconosciuti, che fanno l'occhiolino agli eroi delle serie tv, interpretano i delfini della meglio gioventù americana. Si trasformano in eroi loro malgrado, perdono proprio quando erano a un passo dalla vittoria.  
4. Per il finale. Esattamente come speravo che fosse. Senza un'ombra di speranza. Perfetto.

Forse non tutti sanno che...
Nel 2009 uscirà un sequel, sul quale non è dato di sapere nulla, ovviamente.
L'idea della testa mozzata della Statua della Libertà cita la locandina originale di 1997: Fuga da New York di Carpenter.
La sceneggiatura è stata altamente protetta: addirittura per fare i provini agli attori sono stati usati i testi di Alias. Sulle prime non sapevano nemmeno di che genere di film si trattasse.
Cloverfield significa campo di trifogli.

Riferimenti cinematografici:

  • Matt Reeves, Cloverfield, 2008

Sinteticamente:  7 e 1/2 very cool

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