martedì, 19 febbraio 2008

Zatoichi: il giocattolo antico di Kitano

ZatoichiDopo aver ricevuto un altro D ieci e Lode dalla mia amica virtuale Daisy (grazie!!!), vi propongo una micro-recensione e scappo via.

Provate a immaginare un eroe nazionale interpretato attraverso sprazzi di dissacrante comicità. Provate a sovrapporre l'eleganza minimalista della cultura nipponica e qualche scena splatter. Infilate un allegro tip tap e una storia di vendetta nello stesso film. Zatoichi è un po' tutto questo.
Zatoichi - ScenaSi ha l'impressione che Kitano abbia fatto un film in costume solo per prendersi il gusto di mescolare le carte poi osservare, sornione, il risultato. Sono rimasta affascinata da questo gioco di Kitano che prende la storia di un samurai e la plasma sui propri toni, Zatoichi è un film che va oltre il folklore nazionale, che asseconda il gusto occidentale e lo sposa con la poesia orientale, senza rischio di divorzi.

Riferimenti conematografici:

  • Takeshi Kitano, Zatoichi, 2003
    Titolo originale: Zatoichi, con Takeshi Kitano, Tadanobu Asano, Michiyo Oguso. Durata: 115 minuti. Genere: azione. Produzione: Giappone. Distribuzione italiana: Mikado.

Sinteticamente:  7 e 1/2 visione affascinante

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giovedì, 08 novembre 2007

Old Boy: c'è del marcio in Corea

Old BoyChan-wook Park è un regista coreano di 44 anni - età in cui uno dei nostri sarebbe considerato un esordiente, ma non credo che funzioni così da quelle parti, visto che sono circa 15 anni che il buon uomo dirige e scrive un film dietro l'altro. Buon uomo per modo di dire. Diciamo che Chan-wonk ha una perversa ossessione per la vendetta. Diciamo pure che ha un talento da restarci secchi. E un'immaginazione degna del vostro peggior incubo.

Nel 2002 supera le barriere internazionali con un film che da noi si intitola Mr. Vendetta: è l'inizio di una trilogia sul suo tema più caro. Old Boy è il secondo film della trilogia: è consigliata la visione solo ad un pubblico adulto. Un film straziante, sadico, violento.

Cattura l'immaginazione con una fotografia magistrale, un montaggio digitale spesso pindarico, una trama che mixa senza volgarità suspence, azione, violenza e sesso. Lo spettatore viene preso nella rete, si immedesima nel protagonista e poi si trova scioccato, tradito, violentato dal regista. La storia di Dae-Su si avvicina alla mia barriera shock.

Old Boy è un calcio nello stomaco. Colpisce i valori più universali attraverso pulsioni altrettanto universali. Old Boy è poco adatto alle famiglie e ai deboli di cuore e anche se credete di avere il pelo sullo stomaco vi lascerà angosciati. 

Riferimenti cinematografici:

  • Cham-wook Park, Old Boy, 2003

Sinteticamente:  lacerante, 9

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mercoledì, 23 maggio 2007

In the mood for love, in the mood for sleep?

In the mood for loveUn'ora e mezzo che si moltiplica infinitamente, uno di quei film dei quali, dopo un quarto d'ora, stai già a chiederti quando arriverà la fine. Una fotografia poetica, evocativa, giocata sulle luci e sulle ombre che cadono sui protagonisti, sui vicoli bui, sugli interni ripresi da un occhio-voyeur. Dialoghi che sembrano andare oltre il significato contingente ed esprimere voci del'amore universale. Ma... una lentezza catastrofica per un film, una staticità insopportabile, una storia che fluisce alla moviola. Due protagonisti incapaci di prendere per i capelli la propria situazione, due tristi fantasmi.

Anche in questo caso, me lo sarei dovuto aspettare: dello stesso regista avevo già visto 2046, che aveva avuto su di me lo stesso risultato: un pesante colpo di sonno!

Chi può vedere questo film: persone molto pazienti, che hanno scelto la flemma come stle di vita, che fanno sport come il pilates o lo yoga, che sono affascinate dall'oriente, dai suoi colori, dai suoi sguardi, dalle sue filosofie.

Riferimenti cinematografici

  • Kar-wai Wong, In the mood for love, 2000

Sinteticamente:  Colpo di sonno: 6

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giovedì, 26 aprile 2007

Hero: China fiction

C’era una volta, tanto tempo fa, un re che desiderava unificare la Cina, divisa in tanti piccoli regni.

Il film di Zhang Yimou, Hero, è un trionfo di effetti speciali, di arti marziali, di spade fulminee ed eserciti colossali. La fotografia, diretta di Christopher Doyle, è un incantevole canto delle bellezze paesaggistiche della Cina, una celebrazione della felina (e invidiabile) femminilità orientale e l’uso del colore è più tagliente delle spade dei nostri eroi.

Si può diventare eroi per vendetta o si può sacrificare la propria vita per realizzare un fine più alto: in ogni caso, ci avverte il regista all’inizio del film, gli eroi stanno da entrambe le parti. Ma da che parte stanno gli eroi? Il film si apre con l’ingresso a palazzo di un giovane fedelissimo del re che ha ucciso due dei suoi più temibili nemici, ma continua con l’intrecciarsi di diverse versioni della reale dinamica dei fatti, finché non si raggiunge la verità, e ci si riallaccia al momento di partenza. La trama e l’identità dei personaggi saranno così stravolti più volte e le carte più volte rimescolate, fino al tragico finale.

Però... la ricchezza d’invenzioni cromatiche è continuamente appesantita alla cronica lentezza e la poesia dell’eroismo è minacciata dell’abuso di matrix-duelli. Così lo spettatore rimane interdetto di fronte a un combattimento a pelo d’acqua: è una delle più belle e geniali scene del film, una di quelle che s’imprimeranno nella memoria o un’assurda trovata spettacolare?

Riferimenti cinematografici

  • Zhang Yimou, Hero, 2002

Sinteticamente:  Affascinante, lento: 7 e 1/2

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