Zatoichi: il giocattolo antico di Kitano
Dopo aver ricevuto un altro D ieci e Lode dalla mia amica virtuale Daisy (grazie!!!), vi propongo una micro-recensione e scappo via.
Provate a immaginare un eroe nazionale interpretato attraverso sprazzi di dissacrante comicità. Provate a sovrapporre l'eleganza minimalista della cultura nipponica e qualche scena splatter. Infilate un allegro tip tap e una storia di vendetta nello stesso film. Zatoichi è un po' tutto questo.
Si ha l'impressione che Kitano abbia fatto un film in costume solo per prendersi il gusto di mescolare le carte poi osservare, sornione, il risultato. Sono rimasta affascinata da questo gioco di Kitano che prende la storia di un samurai e la plasma sui propri toni, Zatoichi è un film che va oltre il folklore nazionale, che asseconda il gusto occidentale e lo sposa con la poesia orientale, senza rischio di divorzi.
Riferimenti conematografici:
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Takeshi Kitano, Zatoichi, 2003
Titolo originale: Zatoichi, con Takeshi Kitano, Tadanobu Asano, Michiyo Oguso. Durata: 115 minuti. Genere: azione. Produzione: Giappone. Distribuzione italiana: Mikado.
Sinteticamente:
7 e 1/2 visione affascinante













Chan-wook Park è un regista coreano di 44 anni - età in cui uno dei nostri sarebbe considerato un esordiente, ma non credo che funzioni così da quelle parti, visto che sono circa 15 anni che il buon uomo dirige e scrive un film dietro l'altro. Buon uomo per modo di dire. Diciamo che Chan-wonk ha una perversa ossessione per la vendetta. Diciamo pure che ha un talento da restarci secchi. E un'immaginazione degna del vostro peggior incubo.
lacerante, 9
Un'ora e mezzo che si moltiplica infinitamente, uno di quei film dei quali, dopo un quarto d'ora, stai già a chiederti quando arriverà la fine. Una fotografia poetica, evocativa, giocata sulle luci e sulle ombre che cadono sui protagonisti, sui vicoli bui, sugli interni ripresi da un occhio-voyeur. Dialoghi che sembrano andare oltre il significato contingente ed esprimere voci del'amore universale. Ma... una lentezza catastrofica per un film, una staticità insopportabile, una storia che fluisce alla moviola. Due protagonisti incapaci di prendere per i capelli la propria situazione, due tristi fantasmi.
Colpo di sonno: 6
Affascinante, lento: 7 e 1/2
















