La spina del diavolo: Del Toro scava tra gli incubi infantili
Visto che ieri ho fatto riferimento a Del Toro oggi mi è venuta voglia di parlarvi del suo La spina del diavolo. Il film ha inizio quando Carlos (Fernando Tielve), figlio di un partigiano rimasto orfano, viene coattamente affidato ad un orfanotrofio roccaforte dell'antifranchismo. Questo luogo, non troppo lontano dai sibili della guerra civile, sarà teatro di una disavventura dai toni cupi e dall'epilogo tragico. Il punto di vista sono occhi infantili ma non più innocenti. Tra fantasmi e credenze superstiziose, prende forma una malvagità che è tutt'altro che paranormale.
Meraviglioso nell'uso della fotografia e nelle abbondanti citazioni, sagace nel creare personaggi tanto ambigui quanto realistici, l'affabulazione visiva di Del Toro è un incantevole mix di innocenza e orrore. Una fiaba gotica imbevuta nella tradizione ispanica del fantastico e nelle suggestioni cinefile e letterarie. Da non perdere.
En passant, forse non tutti sanno che Il labirinto del Fauno e La spina del diavolo sono parte di una trilogia ancora incompiuta che Del Toro ha sviluppato partendo dall'immaginario horror/fantasy e da una sereie di esperienze autobiografiche e familiari.
Riferimenti cinematografici:
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Guillermo Del Toro, La spina del diavolo, 2001
Sinteticamente:
8 da incubo













Ieri ho visto in facoltà l’anteprima de I Viceré. Devo fare un piccolo sforzo per togliere Roberto Faenza dalla cornice universitaria e tornare a guardarlo come il regista di un film che mi ha molto commossa da bambina (Jona che visse nella balena) e di un altro che mi ha commossa alcuni anni fa (Prendimi l’anima). Solo liberandomi della mia opinione personale sulla persona, ho potuto indossare il mio sguardo critico.
in bilico tra tv e cinema 7
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avventuroso 7 e 1/2
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